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La scoperta di uno scheletro nel relitto di Anticitera

La scoperta di uno scheletro nel relitto di Anticitera

Elia Magrinelli

settembre 21st, 2016

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A 50 metri sotto il livello del mare, al largo dell’isola greca di Anticitera (Antikythera) giace il relitto di un antico vascello che salpò oltre 2000 anni fa. Si tratta di uno dei più antichi e famosi relitti che sia mai stato scoperto. Quando durante quest’estate i sommozzatori sono ritornati al relitto hanno scoperto qualcosa di incredibilmente raro: hanno scoperto uno scheletro umano che è rimasto coperto tra i frammenti di ceramica e la sabbia per oltre 2 millenni. Questo video Questo video di Nature ci racconta dell’importanza di questo ritrovamento.

I corpi delle vittime dei naufragi sono solitamente spazzati via dalla corrente, o mangiati dai pesci, si tratta quindi di una scoperta estremamente eccitante per gli archeologi che sperano di poter scoprire di più sulle persone che viaggiarono assieme al ricco carico di questa nave. In passato, i sommozzatori trovarono lance di bronzo, giare di vino e il famoso meccanismo ad ingranaggi noto come il meccanismo di Anticitera: un complesso orologio astronomico.

Con l’ausilio di un tubo, i sommozzatori hanno aspirato con cura i sedimenti per così portare alla luce la loro scoperta: un frammento di cranio con 3 denti, ossa degli arti superiori, parti di costole e 2 femori. Le fragili ossa vengono così trasportate in superficie in sacchetti ermetici contenenti acqua marina. Hannes Schroeder è stato il primo ad analizzare i frammenti di ossa ritrovati: le ossa presentano segni di ferro corroso sotto forma di macchie rosse, probabilmente resti degli indumenti che portava la vittima del naufragio, oppure catene per schiavi.

Il cranio ha inoltre fornito indicazioni sull’età dell’individuo: un uomo di poco più di vent’anni, data la non completa fusione delle ossa del cranio. Inoltre i denti ritrovati sono poco usurati ed i due femori sono abbastanza robusti, tutti elementi che inducono Hannes ad affermare che si trattasse di un uomo di giovane età. Rimane tuttavie ancora da capire se si trattasse di un membro dell’equipaggio, di un ricco passeggero o di uno schiavo.

Per poter rispondere a queste domande, Hannes spera di poter estrarre DNA da questi frammenti di cranio, rimasti sott’acqua per più di 2000 anni. Questi sforzi modificheranno i confini dell’analisi di DNA provenienti da fossili. Se funzionasse potremmo sapere qual’era il suo colore di capelli ed occhi, quale malattie aveva ereditato e forse da dove proveniva. Queste informazioni potrebbero anche aiutare a risolvere dubbi sulla stessa nave: sappiamo che è affondata durante il suo tragitto verso Roma, ma gli archeologi pensano che sia stata costruita in Grecia e che avesse un equipaggio greco. Se l’analisi del DNA indicasse che l’uomo aveva origine greche supporterebbe questa teoria, aggiungendo un ulteriore tassello nella storia di questa antica tragedia.

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