Storia

Il libro dei morti dell’antico Egitto

Il libro dei morti dell’antico Egitto

Elia Magrinelli

novembre 10th, 2016

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Molti conoscono già la storia di Ani che giunge presso una grande bilancia dorata, dove la divinità con la testa di sciacallo, Anubis, pesa il cuore di Ani con una piuma di struzzo. Ani è esistito davvero, era infatti uno scriba della città egiziana di Tebe del 13° secolo a.c. Quella precedentemente descritta è una scena del suo “Il libro dei morti”: un rotolo di papiro lungo quasi 24 metri (78 piedi) che doveva aiutarlo ad ottenere l’immortalità. Questo tipo di testi funerari venivano inizialmente creati solamente per i faraoni, ma col tempo gli antichi egizi cominciarono a credere che anche le persone normali potessero anelare alla vita nell’aldilà, qualora fossero riusciti a passare le prove necessarie. Questo video di Ted-Ed ci racconta i contenuti di questo storico testo.

Il viaggio di Ani comincia con la sua morte: il suo corpo viene mummificato da un gruppo di sacerdoti, che rimuovono ogni organo ad eccezione del cuore, ritenuto governare emozioni, memorie ed intelligenza. Il corpo viene poi riempito di natron (carbonato idrato di sodio) ed avvolto in bendaggi di lino imbevuti di resina. I bendaggi vengono inoltre arricchiti di amuleti di protezione, tra i quali un amuleto a forma di scarabeo che sarà dalla grande importanza. L’obiettivo di questo processo della durata di 2 mesi, è di preservare il corpo di Ani in modo che il suo spirito vi si possa poi riunire.

Prima di questo, il suo spirito deve passare per il Duat, gli inferi. Si tratta di un regno composto da enormi caverne, laghi incendiati e portali magici sorvegliati da bestie mostruose: serpenti, coccodrilli e creature dall’aspetto in parte umano con nomi imponenti come “colui che danza nel sangue”. Inoltre la divinità della distruzione, il serpente Apep, si aggira nell’oscurità, pronto a divorare lo spirito di Ani.

Per fortuna per Ani, il “Libro dei morti” possiede elementi magici che lo aiuteranno nel suo percorso. Come per altri che poterono permettersi il lusso, Ani aggiunse nel suo papiro incantesimi, preghiere e codici che riteneva sarebbero serviti alla sua anima. Armato di questo particolare arsenale, Ani riesce così ad oltrepassare gli ostacoli, respingere gli attacchi ed evitare Apep fino a raggiungere presso Ma’at, la divinità della verità e della giustizia. Qui, Ani affronta la sua ultima sfida e viene giudicato 42 divinità inquisitrici che devono verificare se Ani abbia o meno condotto una vita retta. Ani si presenta a ciascuno di loro, chiamandoli tutti per nome ed indicando un peccato che non ha commesso. Tra la varie confessioni di innocenza fatte vi è anche quella di non aver mai fatto piangere nessuno, non aver mai spiato nessuno e non aver mai inquinato l’acqua.

Tuttavia Ani non aveva esattamente condotto una vita così onesta come aveva raccontato ed in questo particolare viene proprio aiutato dal cuore di scarabeo. In questo amuleto vi era inciso “non testimonierai contro di me”, in modo da far si che il cuore di Ani non lo tradisse durante le sue testimonianze ricordando le volte nelle quali aveva ascoltato i litigi dei suoi vicini o quando si era lavato i piedi nel Nilo.

Arriva così il momento della verità: la pesa del cuore. Se il cuore di Ani, appesantito dalle sue cattive azioni, peserà più di una piuma di struzzo egli verrà divorato da Ammit, un mostro parte coccodrillo, parte leopardo e parte ippopotamo. In questo modo Ani cesserebbe di esistere per sempre. Il cuore di Ani viene giudicato puro e Ra, la divinità del Sole, lo porta presso Osiris, divinità degli Inferi che gli done l’ultima approvazione per entrare nel regno dell’aldilà, dove tra gli infiniti e folti campi di canna Ani incontra i suoi genitori già deceduti. In questo regno non vi è per lui alcuna tristezza, dolore o rabbia, ma molto lavoro da fare e come tutti gli abitanti di questo regno, Ani deve coltivare un lotto di terra. Con l’aiuto di una Shabti (quelli che risponderanno), una statua che era stata collocata presso la sua tomba.

Oggi il papiro di Ani è situato presso il British Museum di Londra sin dal 1888. Nessuno, eccetto Ani stesso, sa veramente cosa gli sia successo dopo la sua morte, ma grazie al suo “Libro dei morti” possiamo immaginarlo intento a curare i suoi campi per l’eternità.

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