Storia

3 modi coi quali la scienza aiuta a scoprire falsi artistici

3 modi coi quali la scienza aiuta a scoprire falsi artistici

Elia Magrinelli

novembre 28th, 2016

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Il mercato dell’arte è molto grande e coinvolge spesso persone disposte a spendere migliaia e milioni di dollari per dipinti di artisti famosi. Durante simili transazioni c’è però il rischio di comprare dei falsi ritrovandosi quindi con un dipinto falso anziché un Rembrandt originale. Per falsi si intendono sia copie di opere esistente sia nuove opere che mimano lo stile di un famoso artista. Come fanno gli esperti d’arte a riconoscere i falsi? Solitamente vengono utilizzate 3 parametri principali: osservano lo stile e la forma della pennellata, analizzano documenti che testimoniano come l’opera si è spostata negli anni e infine possono utilizzare approcci scientifici. Questo video di Scishow racconta 3 metodi scientifici che aiutano a riconoscere un dipinto falso da un originale in metodi spesso più affidabili del semplice “occhio esperto”.

Consideriamo ad esempio la superficie di un dipinto: con il tempo, tutti i dipinti finiscono con l’avere una rete di fratture sulla superficie chiamata “craquelure”. Lo schema di queste fratture rivela alcune informazioni sulle origine e la storia del dipinto. I dipinti ad olio utilizzano pigmenti colorati, oli e solventi che rendono più fluido il dipinto. Col tempo questi solventi evaporano così che l’olio forma uno strato solido che mantiene i dipinti al loro posto. Il tempo però influisce sul dipinto creando delle fratture in questo strato solido, per lo più a causa di cambiamenti nella temperatura, umidità o per la semplice manipolazione. Lo schema della “craquelure” dipende dalla chimica della pittura e dal modo con il quale il dipinto è stato conservato nel tempo. Alcuni falsificatori utilizzano calore e lavaggi del solvente per accelerare la formazione della “craquelure”. Questo invecchiamento artificiale avviene in modo più caotico del normale processo che avviene nelle opere antiche, ma può essere difficile da riconoscere ad occhio nudo. La microscopia ottica, l’utilizzo di software per il riconoscimento d’immagini e una migliore comprensione del processo di “craquelure” aiutano a riconoscere i falsi: se le fratture sono assenti, non corrispondono ad uno schema preciso o se sono semplicemente state forgiate il dipinto potrebbe essere un falso.

Un secondo metodo prevede l’osservazione di informazioni celate sotto i dipinti. Usando luci infrarossi o raggi X è possibile osservare gli strati più profondi di un dipinto. Spesso questi metodi permettono anche di accedere alle idee o ai cambi di idee degli artisti. Molti pittori utilizzano matite o gesso per creare le linee guida del loro dipinto per poi fare qualcosa di diverso durante la vera creazione del dipinto: dalla semplice modifica della postura delle mani di un soggetto al completo cambiamento del soggetto dipinto. La luce infrarossa può attraversare gli strati di pittura fino a raggiungere la tela e rivelare un disegno sottostante. Le aree più chiare della tela riflettono la luce infrarossa, mentre le parti scure la assorbono. Verificare la presenza di disegni al di sotto del dipinto che l’artista avrebbe dovuto usare può quindi rivelare un falso. Allo stesso modo, queste tecniche possono anche aiutare a confermare l’autenticità di un dipinto: “Natura morta con fiori di campo e rose” veniva attribuito senza una vera conferma a Vincent Van Gogh, anche se gli storici dell’arte non erano convinti. Il dipinto era infatti insolitamente largo per un Van Gogh, la firma era in un posto insolito e non era nemmeno solito dipingere così tanti fiori nello stesso dipinto. Nel 2012 il dipinto è stato analizzato ai raggi X i quali possono penetrare nel dipinto e rimuovere elettroni degli atomi colpiti nella pittura. Quando altri elettroni prendono il posto di quelli rimossi, questi emettono a loro volta raggi X ad una lunghezza d’onda specifica per l’elemento in questione. Con questa tecnica è possibile rivelare immagini provenienti da tipi diversi di pittura anche al di sotto della superficie del dipinto. Al di sotto dei fiori del dipinto è stata così rivelata una scena totalmente diversa: due uomini a dorso nudo intenti a lottare. Questa scoperta conferma dati provenienti da una lettera che Van Gogh scrisse al fratello: “questa settimana ho dipinto una tela larga con due uomini a torso nudo…due lottatori” un dipinto che non era mai stato trovato fino a quel momento, Van Gogh era inoltre già noto per lavorare nuovamente su vecchie tele.

Anche i materiali stessi usati per creare i dipinti sono spesso oggetto di analisi scientifiche. Le pitture non sono che una miscela di pigmenti ed elementi chimici e la natura degli elementi usati si è modificata nel tempo, a partire da quali pigmenti organici o sintetici venivano usati. Dal momento che artisti diversi utilizzano pitture diverse è possibile verificarne l’autenticità attraverso analisi chimiche. Le molecole che compongono una pittura possono essere rotte in molecole più piccole ed essere quindi analizzate per la loro massa attraverso la spettrometria di massa. Questa tecnica è così precisa che può rivelare anche differenze nella composizione dei singoli atomi, distinguendo i diversi isotopi dello stesso atomo presenti in due campioni, ovvero atomi che hanno lo stesso numero di protoni ed elettroni e quindi stesse proprietà chimiche, ma diverso numero di neutroni. Il carbonio è un atomo contenuto ovunque nelle molecole organiche e composto in maggioranza dall’isotopo carbonio 12, che possiede 6 protoni e 6 neutroni. Un isotopo radioattivo, presente in minoranza in natura, è il carbonio 14, che possiede 6 protoni e 8 neutroni. Analizzare la quantità di questi due isotopi di carbonio può aiutare nell’analisi di un’opera d’arte. Dopo la fine degli anni ’50 vi è stato un grande quantitativo di test nucleari che hanno aumentato la quantità di carbonio 14 presente su tutto il globo, un fenomeno chiamato “bomb peak effect” (effetto di picco delle bombe). Da quel momento il carbonio 14 è stato incorporato in tutti gli organismi viventi, incluse le piante di cotone utilizzate per creare le tele per i dipinti. Proprio l’analisi del carbonio 14 ha aiutato a confermare un falso dipinto attribuito a Fernand Léger, “Contraste des formes”. Utilizzando la spettrometria di massa su un frammento di tela del dipinto è stata trovata la presenza di carbonio 14 permettendo di datare la tela al 1959, ovvero dopo il 1955, anno di morte dell’artista.

Tutte queste tecniche permettono oggi agli scienziati di lavorare assieme agli storici per la corretta attribuzione delle opere artistiche.

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