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Uccelli che vanno in ibernazione nei laghi…?

Uccelli che vanno in ibernazione nei laghi…?

Elia Magrinelli

febbraio 13th, 2017

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Questa incisione del 16° secolo mostra alcuni pescatori che raccolgono una rete riempita di rondini in ibernazione da un lago ghiacciato. Se vi state chiedendo come mai non avete mai sentito che le rondini vanno in ibernazione nei laghi ghiacciati è perchè semplicemente non lo fanno. Tuttavia per migliaia di anni, l’ibernazione è stata una delle ragioni più credute al fine di spiegare dove andavano gli uccelli tra l’autunno e la primavera. Altre teorie ritenevano che gli uccelli se ne andassero via per l’inverno: la teoria della migrazione. Non era del tutto chiaro dove questi uccelli andassero. Alcune teorie, come quella ritrovata in un trattato del 1703, suggerivano che gli uccelli andassero sulla Luna.

Questo video di MinuteEarth racconta di come lo studio della migrazione degli uccelli si è modificato fino ad oggi. Le prime informazioni sull’attuale comportamento degli uccelli durante l’inverno risalgono ad inizio 1900, quando un insegnante danese, Hans Christian Mortensen, cominciò ad attaccare dei braccialetti di alluminio marcati alle gambe degli uccelli per poi liberarli. Ogni volta che uno di questi uccelli veniva ricatturato o avvistato e riconosciuto permetteva di segnare un nuovo punto sulla mappa e così pian piano si sono cominciate a ricostruire le traiettorie di migrazione a lunga distanza, come nel primo caso di una cicogna catturata e marcata in Ungheria e poi ritrovata morta in Sud Africa.

Questa tecnica poteva tuttavia dare solamente informazioni puntiformi sulla traiettoria migratoria e non l’intero percorso migratorio effettuato. Negli ultimi decenni, i metodi di indagine di queste traiettorie sono largamente migliorate: nel 1984 un’aquila è stata catturata nel Maryland (U.S.A.) ed è stata dotata di un trasmettitore abbastanza potente da poter trasmettere segnali ad un paio di satelliti. Questa tecnica ha permesso fino ad ora di osservare molte rotte migratorie, come quella della Pittima che ogni anno vola dall’Alaska alla Nuova Zelanda, coprendo 11000 km in 8 giorni senza mai fermarsi.

La tecnica di registrazione satellitare ha delle forti limitazioni: anche con la tecnologia moderna i trasmettitori con una potenza necessaria ad inviare segnali ai satelliti sono troppo pesante per piccoli uccelli. Un leggero miglioramento di questa tecnica prevede l’uso di ricevitori GPS, più piccoli in quanto devono solamente ricevere segnali anziché trasmetterli. Anche questi sono tuttavia troppo pesanti per alcuni uccelli.

Fortunatamente gli scienziati sono riusciti a trovare un metodo che non richiede affatto l’impiego di segnali satellitari; è infatti sufficiente dotare gli uccelli di un sensore di luce, un orologio e una chip di memoria, per il peso totale di mezzo grammo. Questi apparecchi non inviano segnali, pertanto è necessario catturare nuovamente gli uccelli in questione, ma una volta recuperato l’apparecchio è possibile utilizzare i vecchi principi di navigazione per ricostruire la posizione dell’uccello in ogni giorno: la lunghezza del giorno è un indicazione della latitudine ed il momento a metà tra l’alba ed il tramonto indica la longitudine.

Queste tecniche hanno permesso di osservare migrazioni da record, come la più veloce migrazione, effettuata dal beccaccino, un uccello dal peso di 170 grammi che viaggia dalla Svezia all’Africa centrale (6800 km) in solo 3 giorni ad una media di 95 km/h. Un altra migrazione impressionante è quella della Sterna artica. Quest’uccello effettua la migrazione più lunga, effettuando ogni anno un percorso che va dall’Artico all’Antartico, un viaggio che veniva stimato a circa 40000 km. Tuttavia recenti studi di geo-localizzazione di quest’uccello hanno mostrato come in realtà percorra più del doppio di questa distanza ogni anno: ben 90000 km. Questo significa che le Sterne artiche possono accumulare fino a 2,5 milioni di km nell’arco della loro vita, sufficienti a fare tre volte il viaggio di andata e ritorno dalla Terra alla Luna.

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