Missioni nello spazio

Il paradosso di Fermi – Dove sono gli alieni? Parte 2 – Idee e soluzioni

Il paradosso di Fermi – Dove sono gli alieni? Parte 2 – Idee e soluzioni

Elia Magrinelli

Luglio 18th, 2015

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Ci sono 10000 stelle per ogni grano di sabbia sulla terra nell’intero universo, potenzialmente potrebbero essere trilioni di pianeti, quindi dove sono tutti gli alieni? Questo è il paradosso di Fermi. In questo video esploreremo alcune delle possibili soluzioni.

I viaggi spaziali sono molto complicati, richiedono l’utilizzo di moltissimo materiale, sufficiente per permettere ai viaggiatori di sopravvivere e ricominciare a costruire. Consideriamo poi il periodo storico, la nostra civiltà è molto giovane, ma nell’intero universo c’è stato il tempo per lo sviluppo ipotetico di enormi imperi galattici che possono anche essere scomparsi ora. L’universo potrebbe essere costellato di grandiose rovine di queste civiltà che ciclicamente sono nate, si sono espanse anche in alcuni sistemi vicini, per poi morire. Inoltre società aliene potrebbero essere estremamente diverse da noi, a tal punto da rendere difficile persino la comunicazione. Forse i nostri mezzi di comunicazione sono semplicemente troppo obsoleti e non possiamo essere notati da altre civiltà se non impariamo a comunicare nel modo giusto con loro.

Eventuali alieni potrebbero anche essere talmente di versi da non comprendere assolutamente la nostra logica. Immaginate di incontrare il più intelligente degli scoiattoli. Anche se provassimo a spiegargli la nostra società, non potrebbe comprenderla, per lui un albero è tutto quello di cui ha bisogno, pertanto vedere gli uomini tagliare intere foreste per lui non sarebbe altro che pazzia, non capirebbe la nostra necessità di recuperare materiale. Allo stesso modo, una civiltà intergalattica potrebbe fare la stessa cosa a noi, decidendo di evaporare i nostri oceani per poter meglio raccogliere risorse, senza troppo curarsi di distruggere una primitiva civiltà di scimmie umanoidi.

Tuttavia l’uccisione di intere civiltà per raccogliere materiale non sarebbe probabilmente un’attività estremamente remunerativa, se una civiltà intergalattica si dovesse impegnare nel distruggere altre civiltà lo farebbe più probabilmente per motivi culturali più che economici. Pertanto sarebbe molto più efficace nel farlo se creasse un’arma perfetta: un’esercito di nano-macchine in grado di operare a livello molecolare in modo rapido e veloce. Quest’arma dovrebbe essere programmata a fare solo 4 cose:1 – trovare un pianeta abitato, 2 – disassemblare qualsiasi cosa nei suoi componenti principali, 3 – utilizzare questi componenti per auto-replicarsi, 4 – ripetere il tutto. Un’arma simile potrebbe distruggere l’intera vita nell’universo in pochi milioni di anni. Tuttavia, perché qualcuno dovrebbe fare una cosa simile, viaggiando migliaia di anni solamente per raccogliere risorse.

Potrebbero esserci cose molto più piacevoli da fare rispetto a distruggere l’intero universo. Un concetto molto interessante è quello del cervello a Matrioska. Una struttura che circonda una stella in grado di ottenere un livello di computazione tale da permettere ad intere specie caricare le loro coscienze all’interno e passando l’eternità del tempo senza mai essere annoiati o tristi.

Tutte queste soluzioni al paradosso di Fermi hanno un problema: non sappiamo a quale punto sia la nostra tecnologia. Una cosa però sappiamo e dobbiamo riconoscere, che non sappiamo niente. Gli umani hanno passato il 90% della loro storia come raccoglitori e cacciatori, 500 anni fa credevamo ancora di essere al centro dell’universo, 200 anni fa abbiamo smesso di usare la forza umana come la principale forza lavoro e 50 anni fa ci puntavamo addosso armi apocalittica per via di un disaccordo politico. Siamo ancora degli embrioni dal punto di vista della galassia e troppo spesso abbiamo ancora la percezione di essere al centro dell’universo.

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